Neppure hanno firmato l’accordo preliminare in quel di Boston dopo una tiratissima seduta con i vertici di Unicredit, che già fanno discutere la piazza. Certo che Roma è sempre Roma ed i suoi tifosi sono davvero sempre inclini al dubbio e al sospetto. Di Benedetto – zio Tom per gli intimi tifosi giallorossi- ed i suoi tre soci, saranno pure milionari, gente famosa a Boston e negli States, ed avranno sicuramente interessi a 360° e di certo hanno comprato la Roma calcio per fare un business a doppia cifra, ma devono senz’altro imparare a trattare con una piazza difficile ed esigente come quella capitolina. La conferenza stampa sostenuta a margine della fine della trattativa ha visto Tom, esprimere solite parole di circostanza ma anche, evidenziare il fatto che la Roma deve puntare sul suo vivaio. Uscita questa, che si è rivelata un boomerang lanciato verso la tifoseria che si attendeva ben altro, dal discorso inaugurale del prossimo presidente romanista. A corollario, poi, di quanto emerso dalla trattativa con Unicredit che dovrà prestare 40 milioni ai nuovi proprietari per la prossima campagna acquisti della Roma. E qui si sono aperti i dubbi della tifoseria: che gli americani, vogliano fare le nozze con i fichi secchi? Il tifoso, si sa, si aspetta di vedere realizzata una squadra stellare, magari con Buffon in porta, Ibra in attacco a far coppia con Totti ma finora, l’unica certezza è quella di aver perduto Mexes e di non sapere se, il prossimo anno, gente come De Rossi e Vucinic ancora faranno parte della rosa. Il tifoso si aspetta di vedere in panchina un certo Carletto Ancelotti, il bimbo mai dimenticato venduto da Viola al Milan per fare cassa, e non certo un Gasperini qualsiasi. La filosofia nordamericana che è stata dichiarata è quella di rendere la Roma grande a livello mondiale, per fare soldi vendendo il merchandising targato Roma. E questo non lo si fa mettendo in campo Rosi e Crescenzi o vedendo il ridicolo ritorno di Cesare Bovo. Quello che preoccupa è il fatto che per adempiere alle formalità previste prima di ufficializzare la nuova proprietà, bisogna necessariamente attendere il parere dell’antitrust e della Consob, essendo la Roma quotata in borsa con tempi che vanno da un minimo di 10 ad un massimo di 40 giorni (ma essendoci Pasqua e ponti di mezzo…) e questo significa che prima della fine di maggio, la nuova proprietà formalmente non potrà compiere nessun passo, ivi inclusa la nomina dello staff dirigenziale (Baldini-Sabatini?) e questo rende il mercato di entrata e di uscita, un solo esercizio teorico. Si, indubbiamente e a livello molto informale, magari queste persone si stanno già muovendo ma molto velatamente e senza poter definire alcunché tranne le possibili risposte che riceveranno dagli interessati. Troppo poco per fare mercato in un ambiente, già il solo dichiarare interesse significa far aumentare il prezzo del cartellino del giocatore. Comunque sia, zio Tom&Co sono i benvenuti, magari solo degli apripista avendo la banca ancora il 40% delle azioni che possono rigirare ad un nuovo investitore romano (Angelucci?Angelini?) che sarebbe il socio di minoranza di questa cordata americana che del calcio, e soprattutto del tifo romanista, conosce ben poco. L’impressione è che il paperone americano, sia solo una infelice illusione. Con la speranza di sbagliarmi.